C’è un gesto che compiamo quasi ogni giorno, spesso senza pensarci: scrivere a mano. Ma vi siete mai chiesti cosa resti di noi su quel foglio, oltre alle parole? In ambito investigativo, la scrittura non è solo un mezzo di comunicazione, ma una vera e propria “traccia” biologica e psichica.
Nel mio studio pubblicato sulla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, insieme alla Dott.ssa Manetti, abbiamo esplorato come la Grafologia applicata alla Criminalistica sia diventata oggi un alleato formidabile per chi, come me, cerca di ricostruire la verità dietro un atto criminale.
Oltre la calligrafia: la scrittura come gesto neuro-fisiologico
Dimenticate la vecchia idea della “bella grafia”. Per un esperto forense, scrivere è un atto complesso che parte dal cervello. È un riflesso neuromuscolare che risente del nostro stato emotivo, fisico e della nostra personalità.
Proprio per questo, la scrittura è unica e irripetibile. Anche se qualcuno provasse a camuffarla o a imitare quella di un altro, ci saranno sempre dei “micro-gesti” automatici, invisibili a un occhio non esperto, che rivelano l’identità del vero autore o lo stato di alterazione in cui si trovava.
La Grafologia nel cuore dell’indagine
Ma come si applica concretamente tutto questo in un’indagine? Nel nostro lavoro abbiamo approfondito diversi ambiti:
- Identificazione dell’autore: è il caso classico. Quella firma su un contratto o quella lettera anonima sono state scritte realmente dalla persona sospettata? Attraverso il confronto con “scritture di comparazione”, possiamo stabilire con rigore scientifico la paternità del testo.
- Analisi della “Devianza”: questo è un aspetto affascinante. Esistono segni grafici che possono indicare la tendenza all’impulsività, all’aggressività o a particolari stati di disagio. Analizzare questi tratti ci aiuta a tracciare un profilo criminologico più preciso.
- Il Testamento: è l’ambito d’indagine dove il metodo grafologico trova il suo più ampio campo d’azione. L’oggetto della prima valutazione mirerà a valutare la naturalezza e la spontaneità del documento testamentario nella sua globalità. Successivamente ci si concentrerà nell’analisi dei dettagli per cercare di entrare nello psichismo e nella logica del testatore.
- le Lettere d’Addio: nei casi di morti sospette, analizzare la grafia dell’ultimo messaggio è vitale. Ci permette di capire se chi scriveva era sotto pressione, se la mano tremava per l’emozione o per una patologia, o se quel documento è un falso creato per depistare le indagini.
Un metodo rigoroso contro l’improvvisazione
Nell’articolo abbiamo sottolineato un punto fondamentale: la grafologia forense non è divinazione. Si basa su misurazioni precise, analisi dei ritmi, della pressione sul foglio e degli spazi. È una disciplina che richiede anni di studio e un aggiornamento costante sulle nuove tecniche di contraffazione e sui software di analisi.
La firma dell’anima sul foglio bianco
Ogni volta che analizzo un documento manoscritto, sento la responsabilità di ciò che quelle righe rappresentano. Una lettera, una sigla o una semplice nota possono essere la chiave per risolvere un caso intricato o per restituire dignità a una vittima.
La scrittura è l’ultima traccia umana che resiste alla digitalizzazione forzata del nostro tempo. Saperla leggere significa guardare oltre il visibile, trasformando un semplice foglio di carta in una testimonianza silenziosa, ma inconfutabile, della verità.
Se vuoi saperne di più leggi l’intero articolo al link di seguito: https://www.carabinieri.it/Internet/ImageStore/Magazines/Rassegna/Rassegna%202021-1/FlipBook/index.html#p=9